REQUIEM PER UN GIORNALE

 

Alla fine il Presuntuoso Toscano è riuscito in un’altra delle sue missioni: chiudere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, senza che gli possa essere addebitata in alcun modo questa mossa; già, perché da mesi la maggioranza del pacchetto azionario dell’Unità è passata nelle mani della Piesse, la società formata da Massimo Pessina e Guido Stefanelli, che detiene l’ottanta per cento della proprietà.

Nessuno, o quasi, ricorderà che il rimanente venti per cento è stato parcheggiato dal Partito Democristiano nella fondazione Eyu; essa, si legge all’articolo tre dello Statuto, «persegue scopi di utilità e di coesione sociale, e di promozione dello sviluppo economico. Tali scopi vengono perseguiti osservando la Carta dei Valori e il Programma per l’Europa del Partito Democratico e del PSE»: pertanto il giornale è sempre rimasto nella disponibilità effettiva della dirigenza democristiana.

Oggi che, da sabato tre giugno, muore definitivamente - viene soppiantato, da sabato primo luglio, da un foglio telematico totalmente renzista denominato Democratica - quello che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per i lavoratori, vogliamo ricordarlo a modo nostro, senza nessun moto nostalgico: non perché non ci si riconosca nelle idee portate avanti da questa testata quando era diretta dal compagno Antonio Gramsci, ma perché ad un certo punto esso è diventato uno strumento inservibile persino per i revisionisti di cui rappresentava la voce ufficiale.

Con l’ascesa a segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del servo degli yanqui Mikhail Sergeevic Gorbaciov, si ha un ulteriore spinta dei revisionisti italiani verso l’accettazione e la condivisione del nuovo corso politico imposto da Mosca, verso la liquidazione di ogni riferimento alla Rivoluzione ed al socialismo realizzato; contemporaneamente, il quotidiano di via delle Botteghe Oscure 4 diventa l’imballaggio in cui vengono incartati vari oggetti.

Videocassette, libri, e tutto quanto può essere mandato in edicola per tentare di vendere qualche copia in più di un quotidiano che ormai nessuno legge più – le enormi vendite sono date dal fatto che tutte le sezioni trerritoriali, tutte le federazioni provinciali e regionali, tutti i dirigenti di ogni ordine e grado, sono costretti a sottoscrivere l’abbonamento all’organo ufficiale del partito revisionista – viene impacchettato con le pagine dell’Unità.

Ecco, secondo chi scrive la vera data di morte dell’Unità può essere ricondotta a quel momento; nei decenni seguenti è stato soltanto un tentativo di trascinarsi stancamente per portare avanti i vari storici redattori verso la meritata quiescenza, seza più avere una motivazione politica per la quale un qualsiasi lettore avrebbe dovuto preferirlo ad altre testate obiettivamente più interessanti: il Manifesto in primis, per restare nella stessa area politica.

 

Genova, 02 luglio 2017

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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